
Intrecci Letterari - Torino / Email: info@intrecciletterari.it
Intrecci - Chi siamo
Casteldelfino - 2005
visitata da Simòn Callisto e Silver
Partenza da Torino nel
primo pomeriggio di un Venerdì di fine Agosto.
Usciamo da Moncalieri con qualche difficoltà, non siamo pratici della
zona, ma, grazie all’abile navigazione di Simona, riusciamo ad imbroccare
la strada giusta per la Val Varaita. La nostra destinazione è Casteldelfino:
paesino alle pendici del Monviso, sulle rive del fiume Varaita.
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Panorama di Casteldelfino |
Casteldelfino, 1300 metri sul livello del mare, è un antichissimo borgo appartenuto, insieme a Bellino e Pontechianale, al marchesato di Saluzzo fino al 1320. Grazie al vicino valico del colle dell’Agnello, comunicava, nella stagione estiva, con il Delfinato che, venuto in possesso dell’intero comprensorio (Pontechianale, Bellino e Casteldelfino formavano un comprensorio noto con il nome di Castellata) decise, nella persona di Umberto II, di costruire un castello nell’allora borgo di San Eusebio. Il borgo assunse così il nome di CASTRUM DELPHINI, divenuto poi Casteldelfino.
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L'agriturismo |
L’aria frizzante della montagna si fa
subito sentire: è molto leggera, siamo pur sempre a 1300 metri, e
lo smog non sappiamo più cosa sia. L’agriturismo è facilissimo
da trovare, grazie anche ad alcuni villeggianti, così, in un paio
d’ore di viaggio, prendiamo possesso della nostra camera. La casetta
che ci ospita, una volta adibita a fienile e legnaia, è stata completamente
ricostruita, mantenendo lo stile del borgo, ed ora ospita le cinque camere:
tre al primo piano, fra cui la nostra, e due al piano terra. L’arredamento
è, ovviamente, in stile montano e comprende l’essenziale: un
letto matrimoniale, un armadio, un tavolo con due sedie, una piccola mensola
per il televisore e due comodini. Il bagno, dotato di doccia, è abbastanza
spazioso e da subito un sentore di pulito. Per contro, nonostante i doppi
vetri della porta finestra che da sul balcone in legno, la stanza è
piuttosto umida e freddina. Il riscaldamento ci sarebbe anche, ma è
centralizzato e viene acceso ad Ottobre... “a meno che non nevichi
prima”, come c’informano i titolari, un po’ sorpresi dalla
mia richiesta. Per fortuna l’armadio è fornito di un paio di
coperte supplementari, che ci permettono di restare al caldo; purtroppo
troveremo i vestiti freddi e gli asciugamani ancora umidi dalla sera prima.
Sabato mattina ci accoglie un bel sole, e decidiamo di recarci a Pontechianale
dove, ci avevano informati prima di partire, sorge una grande diga dell’ENEL.
In effetti, dopo circa 15 minuti di auto, ci ritroviamo, a 1600 metri sul
livello del mare, a contemplare questa “grande muraglia” costruita
nel 1929. Passiamo la mattinata ad ammirare il paesaggio facendo una breve
camminata sulle rive del bacino artificiale. Da questo punto partono molti
sentieri, alcuni dei quali raggiungono i rifugi del Monviso, sopratutto
quello che porta al Bosco dell’ ALEVE’. Purtroppo verremo a
sapere della sua esistenza solo nel tardo pomeriggio. Verso mezzogiorno
torniamo a gustarci l’ottima cucina del nostro agriturismo; intorno
alle 13 comincia a diluviare!
Sotto la pioggia battente decidiamo di visitare la locale “sagra del
miele e delle erbe curative”, una ventina di stand gastronomici con
miele, cioccolato, biscotti e dolci tipici; e la ricostruzione del Bosco
dell’Alevè. La visita, gratuita, è molto interessante:
in un paio di locali è stato riscotruito, a grandezza naturale, uno
scorcio del bosco, con tanto di fauna tipica. Purtroppo gli animali, compresa
una famiglia di cinghiali con i cuccioli, non sono riproduzioni a grandezza
naturale, ma esemplari imbalsamati...
Intanto la pioggia non da tregua, e continuerà per tutta la notte.
La Domenica mattina ci svegliamo senza pioggia, ma troppe nuvole circondano
le montagne e non lasciano presagire niente di buono; decidiamo quindi di
anticipare il ritorno alla città, con la promessa di tornare presto
e, magari, di visitare il “bosco incantato dell’Alevè”.
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La diga |