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Intrecci - Chi siamoConsigli di lettura...
KAREL CAPEK, La fabbrica dell'assoluto, 1922

Capek nacque a Malé Svatonovice nel
1890. Nel 1917-1920, dopo aver conseguito la laurea in filosofia, fu redattore
di «Fogli nazionali» e de «Il Giornale del popolo».
Insieme al fratello Josef scrisse i suoi primi racconti: Il
giardino di Krakons (1918), Profondità
splendenti (1916); e i drammi: Dalla vita degli
insetti (1921), Adamo il creatore
(1927). Da solo compose i racconti de Il crocefisso
(1917) e Racconti penosi (1921) in cui espresse
il suo tormentato pessimismo. In La fabbrica dell'Assoluto
(1922), Krakatit (1924), e La guerra
delle salamandre (1936) segnalò satiricamente in chiave
avveniristica i 'vizi' del secolo: lo strapotere delle macchine, la feticizzazione
delle scienze, la cieca smania di potere politico.
Nella trilogia Hordubal (1933), La
meteora (1934), Una vita comune
(1934) analizzò la psicologia dell'uomo medio.
Capek ebbe un talento eclettico. Le sue prime opere furono in versi, più
tardi scrisse racconti, drammi, romanzi, fiabe per bambini, appunti di viaggio
e articoli di giornale. Tradusse numerose poesie francesi tra cui Baudelaire,
Mallarmè, Rombaud, Apollinaire.
Di Capek va ricordata anche la vasta produzione drammatica:
-- RUR (Rossum's Universal Robots, 1920) ebbe
un grosso successo europeo tra gli anni ’20 e ’30, a cui si
deve la nascita del termine "robot" riferito alla macchina antropomorfa
entrato poi nell'uso universale.
-- L'affare Makropulos (1922), opera teatrale
in tre atti, impregnata di satira e utopia dal gusto gotico; che narra le
vicende di un cantante dai numerosi nomi ed esistenze che grazie ad un elisir
diventa immortale conservando un aspetto seducente; il racconto si snoda
tra testamenti sigillati, lettere ritrovate e suicidi.
-- La madre (1938), dove l’autore denuncia
la brutale ottusità delle forze che preparavano la seconda guerra
mondiale.
Fin dagli esordi affrontò il tema del rapporto tra uomo e civiltà tecnologica, quest’ultima vista come un prodotto ingovernabile dell’intelletto umano che rompe ogni equilibrio e stravolge il la vita spirituale e sociale degli uomini. Era un’epoca in cui le credenze ideologiche e morali venivano frantumate dalla prima quella mondiale, cresceva l’insicurezza dell’individuo.
Capek viene considerato un autore bizzarro, atipico per il fatto di essersi interessato al fantastico, a vicende a metà tra stregoneria e avvenirismo. In lui è un certo simbolismo, un po' di sentenzio sa pedanteria para-filosofica, le sue opere divennero popolari nel clima teatrale avanguardistico intorno agli anni '20. Ma ancora oggi ci appaiono dotati di intelligenza e di talento visionario.
Josef e Karel Capek furono due figure molto
importanti nella Cecoslovacchia del 1918.
Josef era un famoso pittore cubista ma diede una mano anche a suo fratello
per creare racconti e storie. Durante l’invasione della Cecoslovacchia
di Hitler nel 1939 fu spedito in un campo di concentramento in Germania,
morì a Belsen nell’aprile del 1945.
Karel morì a Praga nel natale del 1938.
Curiosità:
-- la parola “robot” fu usata per la prima volta in un lavoro
di Capek (Rossum’s Universal Robots). Fu inventata dal fratello Josef,
deriva dal ceco “robota-labour”, ossia un robot è qualcosa
o qualcuno che esercita un lavoro.
-- Karel fu la terza persona nella lista della Gestapo e sarebbe stato arrestato
subito dopo l’annessione della Cecoslovacchia nel 1939. Fu informato
di questo ma decise di non partire per Londra e rimase a Praga. Tuttavia
la Gestapo non riuscì a prenderlo perché morì il 25
Dicembre del 1938, tre mesi prima dell’invasione.
-- Capek ottenne il Premio Nobel per la letteratura, ma non lo ricevette
mai poiché la Svezia non vedeva di buon occhio l’idea di assegnare
il premio ad un antifascista.
TOVÁRNA NA ABSOLUTNO (1920)

Il romanzo è una riflessione sulla
scienza, con una raffigurazione molto satirica dei rapporti umani e dei
problemi sociali. Capek era l’unico a criticare così spietatamente
il diffondersi della grande industria, la politica della Chiesa, il nazionalismo,
la demagogia, le dittature imperialiste, il militarismo, le pseudoscienze
e il giornalismo venale.
La fabbrica dell’Assoluto inizia con un’utopia grandiosa, totalizzante,
che instaura una sorta di paradiso in Terra (così succedeva anche
in R.U.R. con l’invenzione del robot e in L’affare Makropulos
con l’elisir dell’immortalità), mentre nella seconda
parte troviamo il fallimento dell’invenzione, la rivolta dell’uomo,
il ritorno alla realtà e una conclusione alquanto ottimistica dell’intera
vicenda, con una sorta di inno alla vita come si trova in molte sue opere
fino alla metà degli anni ’30.
Capek utilizza la lingua per creare dei nonsense, degli esercizi di stile
e virtuosismi da funambolo, ma dall’altra parte riproduce il linguaggio
parlato e dialettale. Nutre una passione per le parole dotte e ricercate,
mostrando così le sue conoscenze nel campo dell’entomologia,
della botanica, della fisica e della scienza meccanica. “La parola
è il pretesto per l’intreccio” . Nel primo capitolo troviamo
un interessante gioco di parole tratto dall’annuncio di un giornale
che il protagonista scorge per caso; in ceco si gioca su “lez”
(ossia “striscia”), passando a “elez” (“ferro”),
“nelez” (“non entrare”), “nález”
(“scoperta”) per arrivare alla parola “vynález”
(“invenzione”); in italiano il gioco di parole è reso
partendo da “ven” che si trasforma in “vendita”,
“svendita”, “rivendita”, “sventura”
per arrivare a “invenzione”.
L’intero romanzo si basa sull’Assoluto,
materiale di scarto prodotto dal carburatore durante la combustione del
carbone, l’Assoluto viene dapprima disprezzato, considerato un gas
nocivo, solo in seguito si comprende la sua importanza, il suo diffondersi
attraverso muri e ogni sorta di materiale, come una specie di “demonietto”
che diventa carismatico, contagioso, tossico, eretico, bellicoso, devastante;
rappresenta Dio o meglio gioca sui tanti aspetti che assume Dio nel racconto
biblico, dove passa da creatore dell’universo a Colui che punisce
l’uomo ad essere magnanimo che perdona gli errori dei suoi figli.
Il testo è correlato dalle illustrazioni del fratello Josef, anch’esse
dotate di comicità. Il disegno non è delineato da una cornice,
anzi spesso fuoriesce dai bordi; realizzato in china, il colore è
soppiantato dalla vivacità del movimento, da cui traspaiono influenze
cubiste, futuriste, impressioniste. La parola, come per suo fratello, è
un elemento essenziale dell’immagine, a volte funge da didascalia,
a volte da ornamento.
L’aspetto più interessante è la miscela di alchimia e divinità, un elemento che da noi trova poco spazio, non dimentichiamo che Capek nasce in una delle tre città magiche, una città dove nasce il mito del Golem e racconti che si basano sull’alchimia e la magia. È interessante la contraddizione che porta in sé il carburatore: nasce come oggetto che dovrebbe aiutare gli uomini e portarli al benessere e alla pace, ma finisce per portarli alla guerra e al disaccordo.
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Un pomeriggio di primavera Karel Capek finì di scrivere R.U.R. e se ne andò a far due passi, sentendosi finalmente libero, ma ben presto fu colto da una sensazione di vuoto e si accorse di annoiarsi terribilmente al punto che gli sembrava di sprecare una giornata e che quindi era meglio impegnare il tempo a scrivere un feuilleton per il giornale. Tornò a casa e iniziò a buttar giù le idee, si accorse che dal materiale scritto poteva ricavare sei feuilletons, bloccò a metà il lavoro che riprese due mesi dopo, quando si trovava in campagna nel bel mezzo di un periodo di piogge e solitudine, compose ben dodici capitoli che inviò al giornale promettendo che prima o poi avrebbe scritto il finale. Quando fu pubblicato l’undicesimo capitolo non solo Karel non aveva proseguito nella scrittura del feuilleton, ma non ricordava né che il giornale aveva bisogno di nuovi capitoli né cosa doveva accadere più avanti nel racconto. Buttò giù un capitolo per quietare il giornale e recuperare tempo, braccato come una lepre, si gettava in tutte le direzioni per guadagnare tempo e comporre nuovi capitoli. Sicché questa è la vera origine del romanzo che nacque come opera a puntate.