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LA FINESTRA SUL CORTILE
Boemondo aveva disposto che Altieri
avrebbe seguito la festa dalla finestra che dava sul cortile del
castello, mentre suo fratello Grimualdo, nonostante la tenera età,
avrebbe aiutato il cavaliere nel lungo rito di purificazione.
Il candidato si astenne dal cibo tutto il giorno precedente e con
il bambino trascorse la notte di veglia in armi nella cappella,
inginocchiato davanti all’altare. Fu poi purificato con un
bagno rituale, confessato e comunicato.
Altieri era un ribelle, un vagabondo nato, non per un fine di opportunismo
ma per temperamento: non aveva paura, non amava chiedere aiuto a
nessuno e il suo forte orgoglio non gli permetteva di perdere ed
era disposto anche a sbagliare. E la sua presunzione lo portò
a commettere uno sbaglio. Vi aveva riflettuto diverse volte, sapeva
che il suo signore lo aveva punito con ragione.
Era il giorno di Pentecoste.
La messa solenne era terminata e vide apparire nel cortile numerosi
volti sorridenti e ricche vesti. Sulla cima della scalinata, insieme
al sacerdote si fermò Boemondo, che dopo aver imposto il
silenzio consegnò la spada consacrata, gli speroni, lo scudo
e la lancia al nuovo cavaliere.
Il giovane alla fine della vestizione si genuflesse.
“Ricevi con la benedizione di Dio, questa spada che ti viene
conferita per la punizione dei malfattori e il premio dei buoni.
Che con questa spada tu sia capace con la potenza dello Spirito
Santo, di resistere e di opporti a tutti i tuoi nemici e a tutti
gli avversari della Santa Chiesa di Dio, di conservare il regno
che ti è affidato e di proteggere la terra di Dio.”
“Io divento tuo uomo e giuro a Dio e a te la mia fedeltà”,
rispose il cavaliere, che si rialzò e ricevette dal suo signore
un lieve schiaffo sulla nuca e un pugno di terra.