
Intrecci Letterari - Torino / Email: info@intrecciletterari.it
Intrecci - Chi siamo
2 GIUGNO 1882-
LA FINE DI UN’EPOCA
La sciabola e la carabina, compagne di mille
avventure, erano appese al muro vicino al piccolo letto da campo,
sopra un pendente di ebano dove erano riposti i capelli della moglie
defunta. Il medico osservò la sciabola da lontano. Non aveva
bisogno di doversi avvicinare per esaminarla. Ormai la conosceva
alla perfezione. Era proprio lei: la protagonista che incitò
gli uomini intrepidi al grido: «O Roma o morte!».
Il corpo giaceva sprofondato nel pagliericcio e il pallore cadaverico
contrastava in maniera impressionante con il colore della coperta.
Il medico lo guardò e fu scosso da un tremore incontrollabile.
Si sentì mancare ed ebbe paura di essere colto da un malore.
- Montevideo... Magenta... Calatafimi... Mileto... l’Aspromonte...
il fallimento della liberazione di Roma... - pensò.
Desiderava andare via, ma il pensiero delle persone che lo attendevano
fuori dalla stanza lo bloccò.
Cercando una via di scampo si avvicinò alla finestra e fu
attratto dall’improvvisa visione: il Mediterraneo limpido
e fermo, quell’immenso lago azzurro che tanta passione aveva
sicuramente creato nel cuore del condottiero. In lontananza la bella
Corsica, tanto pianta, e tutto intorno il paese brullo e nudo di
quella solitaria isola.
Erano lontani nel tempo le immagini dei giorni spavaldi, delle battaglie
eroiche e dei pericolosi viaggi, degli uomini arditi e spavaldi
che affrontavano la morte con onore e amore per la patria.
Il sogno di un semplice medico si era alla fine avverato; conoscere
l’eroe del paese, sentire direttamente dalle sue labbra parole
ardenti di riscatto e di vittoria, di unità e di fratellanza.
Guardò le labbra che le avevano pronunciate: tese e sottili,
immobili per sempre.
- Si poteva immaginare che la vitalità eroica e stoica di
quell’uomo lo avrebbe un giorno abbandonato?
Uscire dalla stanza significava annunciare quella morte all’Italia
intera. E prima di farlo doveva riuscire ad accettarla lui stesso.
Si accorse di non avere più saliva e di provare fatica a
trattenre le poche parole che premevano dall’interno per uscire:
“Il generale è morto”.
Le trattenne ancora pochi istanti.
Il tempo di aprire la porta e, con la mano sospesa sulla maniglia,
dire addio per l’ultima volta alla faccia spenta del passato.
Poi le lasciò andare.