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L’EVOCAZIONE
1.
La sera, diversa dalla altre che concludevano le giornate passate all’Università,
l’aveva condotto ad accorciare la messa a fuoco dei suoi occhi
azzurri sullo schermo del computer. Il desiderio di andare a dormire
e di mettere fine alle emozioni della giornata, stava combattendo senza
troppe possibilità di successo con la volontà di Demian
di continuare a tenere accese le suggestioni delle esplorazioni in rete.
Tuttavia la necessità di riappropriarsi di un orizzonte più
lontano, dove lo sguardo potesse spaziare, lo invitava spesso a guardare
fuori dalla finestra, la corona ininterrotta di montagne che circondava
la sua terra era offuscata dal buio della notte, ma gli era difficile
non immaginarla.
“Ding”… un suono si diffuse nella stanza.
Non era il campanello di casa, ma un segnale sonoro d’altro genere:
l’universo della comunicazione in rete si stava materializzando
in un punto dello schermo, e lui sentì che non poteva mancare
l’appuntamento. D’istinto diresse lo sguardo sulle lettere
che andavano formandosi.
2.
Erano due settimane che l’appuntamento si rinnovava, ogni giorno,
con Ali la misteriosa sconosciuta. Le parole che venivano sempre più
freneticamente scritte nel piccolo riquadro della chat, avevano aperto
due vasi di pandora, e ora era impossibile richiuderli. Le orbite di
due mondi stavano collidendo anche se nessuno dei due sapeva bene quale
fosse la vita autentica dell’altro, perché tra la Torino
di Demian e la Napoli di Ali non c’erano solo mille chilometri
ma il solco profondo del non contatto fisico.
Sapevano solo era piacevole perdersi in quell’incantesimo, non
c’erano vincoli e non si stavano raccontando le loro giornate
o le loro vite passate di studenti poco più che ventenni.
La prima telefonata di Ali arrivò da una cabina, nei primi giorni
della primavera, aveva una voce calda, profonda, come se fosse stata
anni chiusa in una conchiglia in fondo al mare e solo adesso potesse
far di nuovo vibrare l’aria. Non voleva far sapere il suo vero
nome, dare il suo numero di telefono, non voleva ammettere a se stessa
che la visione evocata da uno schermo era viva e la stava pervadendo
sempre più.
3.
Il telefono aveva amplificato il contatto, calde e sciolte le parole
fluivano senza aver centri determinati, eclissando la noia e scoprendo
che si può stare ore ad ascoltare torrenti di emozioni, lasciandosi
cullare da mille pensieri slegati tra loro ma uniti come lo sono mille
gocce d’acqua.
Dopo un mese Demian si trovava su montagne russe da cui non poteva più
scendere, il carattere lunatico della ragazza lo sbatteva da una parete
all’altra di casa, come se si fosse trovato su una bagnarola appena
partita dall’isola delle sue poche certezze con destinazione ignota.
Sapeva che c’era una forza emotiva invisibile che lo teneva stretto,
in un abbraccio sincero e terribile, che solo due anime belle e dannate
sanno rinnovarsi.
Non aveva mai avuto dei, il dubbio costruiva e distruggeva la sua vita,
ma ora stava riaffiorando l’icona che segretamente i suoi desideri
avevano da sempre immaginato di vivere per poterla dipingere…
4.
Ali era diventata Amalia, sapere il suo vero nome aggiunse una sfumatura
di colore all’icona che aveva in mente: era sfuggente e ribelle,
buia e lontana, iridescente e vivificatrice, aveva la forma di una voce
e i lineamenti di un pensiero, e Demian la descrisse…
Creatura della luce e delle tenebre,
La prima volta che sentii la tua voce, la terra si velò d’acqua.
Io sono di quegli uomini che sentono le cose solo attraverso il velo
del mare,
e i miei occhi hanno il colore dell’acqua notturna.
Mi perdo nei colori della tua natura, che si sciolgono l’uno dentro
l’altro senza limitazioni, aprendomi su nuovi limiti; non avverto
più il mio peso, caldo e freddo svaniscono, sento solo la carezza
del movimento del tuo corpo, mi assorbe e mi culla, fa palpitare lentamente
i miei sensi, che si ritrovano ad amare senza coscienza, a muoversi
senza sforzo nell’estasi del tuo respiro.
Respiro che si fa voce, attraversa le distanze, così profonda
da farmi pensare che risuonerà eternamente dentro me, accelerando
il ritmo del mio cuore pulsante, risvegliato accanto a te.
Suono dopo suono, riveli donna dentro donna, mi spingi sempre più
lontano nell’ascolto della tua anima, un’eufonia di emozioni
che racchiude la meravigliosa opera che la natura ha fatto con te.
Sempre credo in te, i tuoi cambiamenti d’umore sono come frecce
scagliate dalla tua orbita con la forza della fantasia, ti aiuterò
io a inventarne di nuove, e con esse attraverseremo il mondo.
Conosco da dove viene la tua voce, sei stata sospesa sopra il mondo
a guadare quale strada avresti potuto prendere; smetti di affannarti
e agitarti, quello che di te si è bruciato e spezzato lo vedo
nelle mie mani, tengo dentro me le tue fragili cose, compongo tutti
i frammenti e te li restituisco…
Li restituisco a noi due.
La lettera arrivò ad Ali, che quasi la morsicò, voleva capire la consistenza di quel messaggio, le mancava il contatto fisico più di ogni altra cosa, era abituata a tastare per capire chi aveva davanti, come se fosse una talpa cieca appena venuta al mondo, la luce troppo forte l’avrebbe spaventata.
5.
Arrivarono i mesi in cui il sole prepotente volle occupare sempre più
ampi spazi delle giornate, e per il loro incontro di ombre scure velate
da aneliti d’amore non ci fu più speranza.
Demian cercò di raggiungerla più volte, non bastò
la sua volontà e il suo desiderio a colmare il distacco; l’icona
stava rientrando nella sfera oscura che tutti e due avevano evocato.
Amalia arrivò una sera a Torino, disse che l’avrebbe chiamato
appena arrivata, non lo fece, e la mattina dopo ripartì per Napoli.
Non si videro mai, neppure in foto.
Pochi giorni dopo, una domenica mattina di metà agosto, una frase
di lei, felice per nuove e improvvise sensazioni, rese l’icona
che avevano evocato un’accozzaglia di schegge non più vivibili.