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Intrecci Letterari

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Intrecci - Chi siamo

 

 

ANGIE:

 

TORINO – MILANO 7,59


Qualcuno afferma che viaggiare in treno non è interessante: niente di più falso. Sicuramente i miei numerosi colleghi pendolari non saranno d’accordo con me ma, forse perché non viaggio mai, guardo in giro incuriosita e quasi impaziente.
C’è molta gente su questo convoglio, e chissà quali incontri si possono fare! La carrozza dove mi sono sistemata è quasi piena: vedo volti e sento discorsi; mi pare di notare che non tutti patiscono la levataccia mattutina come invece è successo a me.
Alla mia sinistra c’è un ragazzo dall’aria trasognata, la barba appena incolta ed i capelli corti a spazzola, un po’ spettinati, stile James Dean in “Gioventù bruciata”; per fortuna lui non mi sembra bruciato, al limite solo un po’ assonnato.
Invece di fronte a me c’è una ragazza con lunghi capelli biondi e limpidi occhi azzurri; le labbra sono appena socchiuse e il suo sguardo, sul quale aleggia un impercettibile sorriso, sembra nascondere chissà quali pensieri, chissà quali sogni.
Non è male restare ad ascoltare i discorsi altrui, vengono fuori le cose più disparate; si può fare, l’importante è non dare l’impressione di essere indiscreti. Basta tendere l’orecchio con attenzione, tenendo lo sguardo fisso fuori del finestrino, per quanto la visuale della piatta Pianura Padana coperta dalle prime nebbie d’ottobre non sia proprio il massimo.
Arricchisco la mia cultura con nozioni interminabili sui componenti metallici di un macchinario che produce pistoni per cancelli elettrici; l'esperto è un giovane rampante che lavora in non so più quale ditta, recentemente adeguatasi ai controlli di qualità ISO novemilaequalcosa.
Una donna ha già percorso il treno su e giù quattro volte, in cerca di certe sue amiche.
- Non avrà preso il treno sbagliato? – le chiede il controllore…
E’ stimolante guardare i volti delle persone e lasciare spazio all’immaginazione, inventandosi le loro storie.
Alcuni giovani di colore parlano ad alta voce e ridono, chissà mai cosa si diranno nella loro lingua africana!
Sempre di fronte a me, sul sedile di fianco alla ragazza che sogna, è seduto un interessante signore dall’aria simpatica, con gli occhi chiari ed i capelli appena un po’ ingrigiti: ha il fascino della maturità e quel senso di sicurezza che molte donne cercano in un uomo.
Ora che succede? Il treno si ferma a Rho; la fermata è prevista, ma la sosta è così lunga … perché non si riparte? Un guasto … no, ecco la polizia, poi un’ambulanza … non è possibile, c’è qualcuno sotto il treno, qualcuno che si è gettato tra le rotaie per farla finita, e c’è riuscito. La notizia corre di bocca in bocca; commenti di ogni genere si diffondono:
- Chi è? Un uomo …
- No, è una donna.
- Il macchinista non si è accorto che c’era qualcuno sui binari?
- Forse sì, probabilmente però non sarà riuscito a frenare …
- In ogni caso il treno aveva già rallentato perché si stava avvicinando alla stazione!
- Già, ma per quanto la velocità fosse bassa, se la donna si è parata improvvisamente davanti alla locomotiva, l’impatto non poteva che essere tremendo.
- Chissà il macchinista … sarà sicuramente sotto shock!
- Quella donna … era giovane? Perché l’avrà fatto?
Ecco, tra tutte queste considerazioni e domande, quest’ultima si fissa nella mia mente: perché lo ha fatto? Che cosa mai può essere così drammatico nella vita di un essere umano da giustificare quel buio e quel vuoto interiore che portano a voler staccare il contatto? A lungo ho riflettuto su questo ma non sono riuscita a trovare una spiegazione davvero accettabile per me. Dopo circa un’ora e mezza di sosta, il treno riparte; il viaggio riprende ed io, con il cuore triste, ricomincio a guardarmi intorno.
Riesco a scorgere, seduto alcuni posti più avanti, un uomo dall’aria un po’ intellettuale, barba ed occhialini, silenzioso, immerso nella lettura: non sa cosa leggere … La Stampa, Specchio o Focus?
Dietro di me c’è una ragazza che chiacchiera con una sua amica e con un’altra signora dall’accento straniero: non vedo i visi ma posso chiaramente intendere ogni parola. Mi alzo per andare alla toilette e passo loro di fianco, riuscendo così a dare un’occhiata veloce.
La donna è molto bella, con limpidi occhi blu, un viso solare. Torno al mio posto e riprendo ad ascoltare i loro discorsi. La giovane signora è rumena ed è finita (non si sa bene come) ad abitare in Castellamonte; sua figlia sta cercando lavoro. Perché queste persone si sono incontrate proprio oggi, e proprio qui, su questo treno? Una delle due ragazze racconta che anche lei è originaria di Castellamonte e, pur vivendo a Torino, conserva ancora parecchi contatti. Nell’arco di un’ora, telefona ad una sua amica e riesce praticamente a trovare un lavoro alla figlia della signora rumena; poi, prima di arrivare a Milano, la invita una sera a cena a casa sua, e la donna non smette più di ringraziarla per tutto, è come se avesse trovato una nuova famiglia. E’ davvero un momento pieno d’emozione; mi sento toccata da questa bellezza interiore e da questa umanità, quasi non riesco a crederci. Sento qualche lacrima che sta per fare capolino, così tento di distrarmi cercando qualcosa in borsa …
Ecco, tutto questo è accaduto durante un banalissimo viaggio da Torino a Milano, in un sabato mattina qualunque; ed io che pensavo di annoiarmi, avevo con me una rivista della quale ho però soltanto sfogliato qualche pagina in maniera piuttosto distratta. C’era infatti ben altro da leggere: c’era la vita, quella vera, quella quotidiana, così normale eppure imprevedibile, così piena – ricca – emozionante, insomma così … VITA!

 

 

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