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Recensioni

La Captive (Auryn)

Titolo originale: La captive

Nazione: Francia/ Belgio

Anno: 2000

Genere: Drammatico Durata: 118'

Regia: Chantal Akerman

Cast: S. Mehar, S. Testud, O. Bonamy, L. Rovère, F. Bertin, A. Clément, S. Assante


Trama: una coppia di innamorati, Ariane e Simon vivono insieme, nell'appartamento parigino di lui. Lei ama la libertà e passare le giornate con gli amici, lui ama sorvegliarla di nascosto.


Strana coppia di amanti, a vederli sembran due estranei annoiati l'uno dall'altra.
Lui, ricchissimo, non ha bisogno di lavorare, la sua unica occupazione è seguire Ariane per la città; per controllarla meglio la obbliga ad uscire accompagnata da un'amica che poi racconterà a Simon ogni particolare.
Definire "ossessionato" Simon è dir poco! Sfiora quasi la mania: interroga la fidanzata tutti i momenti, è geloso di ogni istante che lei passa con altre persone; dormono in camere separate e hanno finanche due bagni, uniti da una parete di vetro semi-trasparente. Prima di ogni rapporto sessuale lei è obbligata a fare un bagno lunghissimo poichè lui è allergico all'odore naturale di Ariane. Gli "incontri serali" sono tutt'altro che romantici, sempre e solo lui decide quando avere un rapporto e il segnale è una frase asettica e priva di ogni romanticismo: "Vengo da te più tardi". Lei si fa trovare nel letto, con la camicia aperta sul davanti e con un'espressione da statua; lui si infila sotto le coperte, lei si gira sul fianco fingendo di dormire, lui la sfiora appena, questo è il rapporto desiderato da Simon!

Viene spontaneo chiedersi cosa unisca questa coppia, forse l'apatia che dimostrano entrambi, in tutte le scene, siano esse drammatiche o gioiose (pochissime a dire il vero); i due attori recitano con aria impassibile, quasi annoiati, sicuramente assenti.

Simon si rende conto che non può possedere interamente la compagna, il pensiero lo distrugge, passa la notte seduto sulla poltrona a riflettere, con lo sguardo nel vuoto, al mattino entra in camera di lei, la sveglia e la lascia. Finalmente un po' di pathos, lei pare risvegliarsi dalla catalessia e ha un guizzo: è dispiaciuta, rattristata, ma accetta il volere di lui e fa i bagagli.
Simon l'accompagna fin sull'uscio della villa di campagna della zia, poi ci ripensa, invece di abbandonarla le propone di rimettersi insieme, di partire per un viaggio.
Li rivediamo in un albergo esclusivo con vista sul mare. Ordinano la cena e lei va a farsi un bagno da cui non tornerà più. Lui capisce, la insegue, si tuffa nel mare... Qualche istante dopo vediamo una barchetta che porta a riva il giovane, bagnato e infagottato in una coperta, lo sguardo fisso verso l'orizzonte o verso il nulla, ad ogni modo assente.

Non fraitendetemi: il film è delizioso, a tratti lungo, la storia abbastanza assurda da non sembrare la solita polpetta trita e ritrita; si rimane sbalorditi dinnanzi a una recitazione particolare. Sicuramente si apprezza il film col passare del tempo, quando viene rianalizzata la vicenda narrata.

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