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Cinema e libri

Orlando (Azadeh)

 

Il libro


Virginia Woolf scrisse "Orlando: una biografia" nel 1928. Si riferì spesso ad esso chiamandolo “libricino”, come se lo ritenesse una delle sue opere minori, a mio parere nell’insieme dei suoi romanzi è uno dei più affascinanti, ricco di riferimenti storici e letterari. Ciò che rende più interessante la storia è che il protagonista vive nell’arco di oltre quattro secoli invecchiando di soli vent’anni e cambiando sesso a metà della sua vita letteraria!
Viste le intenzioni dell’autrice dobbiamo considerare Orlando una biografia romanzata, ispirata dal personaggio di Vita Sackville-West, cui Virginia Woolf dedica il libro e alla quale l’univa un’amicizia ventennale, oltre che un legame amoroso. Vita era un’eccentrica aristocratica, il cui casato, come quello di Orlando, vantava origini antichissime e un castello nella campagna inglese, quello di Knole, del tutto simile alla dimora in cui Orlando vive nel libro.
All’inizio del romanzo Orlando è un giovane di sedici anni che vive negli ultimi anni del regno di Elisabetta I (fine del Cinquecento), animato da alti ideali e sogni di gloria, aspira di ripetere le gesta eroiche dei suoi antenati che uccisero molti nemici in guerra. Trascorre molto del suo tempo in solitudine nel castello della sua famiglia, è malinconico e attratto dalla poesia, lui stesso scrive tragedie, compone sonetti e un poema intitolato La quercia. La famiglia di Orlando gode del favore della regina ormai anziana e affascinata dalla personalità del giovane Orlando che viene introdotto a corte.
Nel 1608, l’anno del grande gelo, in cui tutta Londra è ghiacciata e il Tamigi ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio, Orlando s’innamora di Sasha, nipote dell’ambasciatore russo, in visita alla corte inglese di Giacomo I. Sasha ricambia il suo amore, nonostante soffra per l’eccessiva malinconia e la gelosia di Orlando. I due decidono di fuggire insieme, poiché non sperano di ottenere approvazioni dalle famiglie (Orlando è fidanzato con una nobile irlandese priva di particolari attrattive ai suoi occhi), ma la notte decisa per la fuga, Sasha non si presenta all’appuntamento, il ghiaccio sul Tamigi si scioglie e la nave russa può ripartire per portarla in patria. Orlando l’ingiuria Sasha e tutto il genere femminile.
Tornato al suo castello, dorme per sette giorni consecutivi, i servitori non riescono a svegliarlo in alcun modo e i medici accertano che non è morto. Quando si risveglia, Orlando sembra non ricordare nulla della delusione amorosa, ma rimane in lui un languore profondo. Si isola dal mondo esterno e si dedica nuovamente alla poesia, invita presso la sua dimora il rozzo poeta Nicholas Greene, cui fa leggere le sue opere per avere un giudizio. Il poeta lascia il castello di Orlando dopo aver ottenuto da lui una pensione e scrive un’opera satirica che dileggia palesemente i nobili di campagna che si dedicano senza successo alla poesia… Orlando, sdegnato, decide di farla finita con gli uomini e fa bruciare tutte le sue opere tranne il poema La quercia. Presto chiede a re Carlo II di mandarlo come ambasciatore a Costantinopoli.
Qui Orlando vive gran parte del XVII secolo, diventando amico del sultano e ottenendo dall’Inghilterra il titolo di duca e l’onorificenza dell’Ordine del Bagno. Durante la festa organizzata per festeggiare i recenti successi, a Costantinopoli scoppia una sommossa tesa a rovesciare il sultano. Ci si aspetta che Orlando, uomo e inglese, prenda le armi e combatta con valore, ma Orlando ha orrore della guerra e, tornato a casa, dorme per sette giorni di seguito… quando si sveglia, è diventato donna. Per un certo periodo vive tra i nomadi nel deserto, poi decide di tornare in Inghilterra.
Al suo arrivo ritrova una Londra dell’inizio del XVIII secolo, e scomodissimi abiti femminili. Inoltre, deve affrontare una serie di processi poiché, dato che ora è chiaramente Lady Orlando e non Lord Orlando, la sua identità non è più certa e rischia di perdere titoli e proprietà. Per fortuna riesce a mantenere la proprietà del castello in cui era cresciuta. Orlando è attratta dal bel mondo del Settecento e presto comincia a frequentare i salotti dove è ansiosa di ascoltare coloro che sono considerati i massimi ingegni dell’epoca in Inghilterra: Pope, Swift e Addison. Ma rimane presto delusa dalla loro vacuità e misoginia.
Nell’Ottocento Orlando è costretta a confrontarsi con l’idea del matrimonio che da un lato desidera perché si sente sola, dall’altro si rende conto di avere un carattere indipendente che mal si adatterebbe alla condizione matrimoniale. Inoltre è minacciata da un’ingiunzione per cui, se non avrà un erede maschio perderà ogni proprietà. Un giorno incontra Shelmerdine, un nobile decaduto che si diletta in avventure per mare. I due si innamorano subito e decidono di sposarsi, subito dopo Shelmerdine riparte per l’ennesimo viaggio a bordo di una nave.
Nell’epoca vittoriana, Orlando finisce finalmente la sua opera La quercia e incontra di nuovo Nicholas Greene che non è più il rozzo poeta seicentesco che Orlando ricordava, ma un raffinato critico letterario, al quale la signora decide di affidare la sua opera per la pubblicazione. Orlando ha un figlio maschio, quindi la sorte del suo patrimonio è assicurata. Si trova in quello che Virginia Woolf definisce “il momento attuale”, ovvero l’11 ottobre 1928, giorno di pubblicazione del libro.
Shelmerdine ritorna da lei a bordo di un aeroplano.

Il film


Il film tratto dal romanzo di Virginia Woolf è del 1992. Regista e sceneggiatrice è l’inglese Sally Potter. L’attrice scelta per interpretare il ruolo di Orlando uomo/donna è l’aristocratica e androgina Tilda Swinton.
Come il libro è diviso in sei capitoli, il film presenta sei sequenze: morte, amore, poesia, politica, sesso e nascita. Certamente il fatto che la prima sequenza sia “morte” e l’ultima “nascita” suggerisce un’ottica capovolta e una struttura ciclica. A mio parere non è facile adattare un romanzo di Virginia Woolf, scritto con uno stile complesso e poco lineare, alla sceneggiatura, ma Sally Potter ha compiuto un lavoro onesto e magistrale, rimanendo fedele allo spirito del romanzo. È stato necessario inventare dialoghi (di cui il libro è estremamente povero), poiché la logica del cinema richiede una maggiore sintesi, chiarezza e pragmatismo. Inoltre sono stati tagliati gli eventi della vita di Orlando meno importanti e si è scelto di dare una giustificazione ai due fatti incredibili della vicenda del personaggio: l’immortalità e il cambiamento di sesso. È interessante notare come la regista/sceneggiatrice sia riuscita a innescare il meccanismo che in sceneggiatura è conosciuto come “sospensione dell’incredulità”, per cui, nella fattispecie, vedendo Orlando, finiamo con l’accettare il compromesso che sia una donna a recitare nei panni maschili del protagonista all’inizio del film, che egli sia in questa fase un uomo agli occhi di tutti gli altri personaggi, che viva per oltre quattro secoli e che a metà film diventi donna! In realtà l’immortalità e il cambiamento di sesso vengono in qualche modo legittimati dalla regista. All’inizio del film la regina Elisabetta I (interpretata da un uomo, l’attore Quentin Crisp!) dice a Orlando e quasi gli ordina: “do not fade, do not wither, do not grow old” (tradotto nel doppiaggio italiano: “non appassire, non inaridire, non invecchiare”), in questo modo sembra che Orlando non invecchi perché glielo ha chiesto la sovrana.
Per quanto riguarda il cambiamento di sesso invece, nella sequenza intitolata “Politica”, in cui Orlando è ambasciatore a Costantinopoli nel Seicento, egli rinuncia a combattere durante la rivolta e quindi a comportarsi “come un uomo”, per cui, al suo risveglio sette giorni dopo, è donna, ha cambiato sesso perché non si è riconosciuto nel ruolo socialmente attribuitogli.
La differenza più marcata tra libro e film è senz’altro il finale. Mentre nel libro Orlando si sposa, ha un figlio maschio e vede il ritorno di Shelmerdine nel 1928, nel film arriviamo fino agli anni Novanta, Orlando non si sposa, ha una figlia (e quindi perde ogni sua proprietà) e non rivedrà mai più Shelmerdine (interpretato da Billy Zane). Sally Potter ha deciso di far avere una figlia a Orlando invece che un figlio perché le sembrava più coerente con le scelte che il personaggio affronta.
Nella scena finale Orlando torna nel castello in cui è vissuta per secoli, che è diventato un museo e si ferma con la figlia davanti al suo ritratto dell’epoca elisabettiana. Poi esce nel parco e si sdraia ai piedi della sua quercia, mentre la bambina gioca riprendendola con una videocamera, lei guarda il cielo e vede un angelo (interpretato da Jimmy Somerville, pop-star degli anni Ottanta, leader dei Bronski Beat e dei Communards) che canta :“I am coming… at last I am free” (“Sto arrivando, finalmente sono libero”). La regista ha voluto indicare con questo bizzarro finale l’accettazione da parte del personaggio di tutto ciò che aveva vissuto, oltre che un momento di comunione con la vita, con il mondo, con il presente.


Bibliografia e fonti in rete:

- V.WOOLF, Orlando, Newton Compton, Roma, 1994
- http://www.uah.edu/woolf/orlandoout.html
- http://www.uah.edu/woolf/Orlando_Potter.htm
- http://www.cinemadonne.it/orlando.htm
- http://www.uah.edu/woolf/orlando_sq.htm


I fratelli Hughes approfittano di quest'occasione (la loro spiegazione del caso sembra poco rilevante) per aprire una porta sull'East End londinese, sulla poverta' del quartiere senza nascondere gli aspetti meno edificanti del periodo vittoriano: mendicita' e prostituzione.

Inquadrature taglienti, atmosfere cupe e nebbiose, freddezza nel presentare gli scempi del mostro: ecco i pregi di questa versione.

Bellissimo e bravo J. Depp nel ruolo del poliziotto oppiomane Abberline, precisa la Heather Graham nel difficile lavoro di denunciare, attraverso il suo sguardo critico, la corruzione dell'alta borghesia al potere. E Ian Holm? Ottimo attore e perfetta la sua interpretazione del medico reale, pazzo ed intelligente, sincero e crudele.

 

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