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Cinema drammatico

L'uomo del treno (Auryn)

Titolo originale: L'homme du train
Nazione: Francia
Anno: 2002
Genere: Drammatico
Durata: 90'
Regia: Patrice Leconte
Cast: Jean Rochefort, Johnny Hallyday
Distribuzione: Mikado
Uscita prevista: Settembre 2002


Milan, un uomo sulla quarantina, giunge, col treno, in un paese della Francia meridionale per progettare una rapina alla banca locale. Ad attenderò sarà la diffidenza degli abitanti, la panettiera scortese, la difficoltà nel trovare un albergo, ed infine incontra casualmente Manesquier, un professione di lettere in pensione che si offre di ospitarlo.
Entrambi aspettano con impazienza il sabato, giorno della rapina per Milan e giorno dell’operazione al cuore di Manesquier, e devono far passare il tempo fino ad allora; entrambi sono soli e desiderano una vita diversa, anzi finiscono per invidiarsi reciprocamente.
Manesquier vive nella villa di famiglia, un’antica magione arredata con mobili e tappezzeria del XIX secolo; passa le giornate a leggere libri su una comoda poltrona, fumando una pipa e di tanto in tanto dà ripetizioni agli studenti.
Milan per contro ha trascorso la vita in viaggio, senza godere dei confort di una casa e di un lavoro onesto; ha un abbigliamento giovanile e un taglio di capelli più adatto ad un cantante pop che ad un uomo della sua età.
Loquace il professore, quando silenzioso il ladro, tra di loro s’instaurerà un’amicizia breve, ma intensa; sembra quasi di vedere due generazioni a confronto, due persone adulte, che ripercorrono mentalmente il loro passato e giungono alla conclusione che non li abbia soddisfatti affatto.

Scena dopo scena i due uomini iniziano ad assaporare la vita dell’altro: Milan proverà a fumare il sigaro, ad indossare comode pantofole, approfitterà dell’assenza di Manesquier per dare ripetizioni ad un ragazzo fingendosi un insegnante. Allo stesso modo Manesquier si farà tagliare i capelli come Milan, smetterà di fumare il sigaro e tenterà di vestirsi in modo più giovanile. Sono questi i momenti migliori del film, assieme al finale, ambiguo e volutamente aperto, ossia quando entrambi dovranno affrontare il loro destino e i rischi connessi alla rapina o all’intervento.

Per tutta la durata del film si respira un’atmosfera dolceamara, una tristezza, l’impossibilità di tornare indietro nel tempo per modificare la propria vita.

Un personaggio completamente assurdo e per questo geniale, è colui che guida l’auto della banda di ladri, ragazzo silenzioso che pronuncia una sola frase alle dieci del mattino, sempre la stessa tutti i giorni, prima di tale frase pensa, in seguito si riposa.

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