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Intrecci - Chi siamoIo non ho paura (Azadeh)
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Titolo
originale: Io non ho paura sito internet: http://www.iononhopaura.it |
Lucania, estate 1978.
Un gruppo di bambini sfrecciano sulle biciclette tagliando immensi campi
gialli arsi dal sole. Sembrano l'unica traccia di vita nel minuscolo paese
del Sud Italia, fiaccato dalla calura. Uno di loro, pur non essendo il leader,
si distingue subito per coraggio, intelligenza, sensibilità e un'altra
curiosa caratteristica: saper sconfiggere le paure con un uso esperto della
fantasia. Si tratta di Michele Amitrano, nove anni. In una delle sue spedizioni
solitarie in campagna, Michele scopre un buco nel terreno in cui è
nascosto un bambino. Si tratta di Filippo, un bambino della sua stessa età,
rapito nel Nord Italia e nascosto lì da qualcuno. Ma prima di scoprire
la verità, confuso e spaventato, Michele pensa che si tratti di un
morto, poi di un pazzo... Filippo non lo aiuta, è drammaticamente
traumatizzato da mesi di buio, solitudine, sporcizia, disagio profondo...

A piccoli passi, i due bambini molto diversi per aspetto fisico, provenienza
geografica e classe sociale scoprono di essere "uguali". Michele
comincia a prendersi cura di Filippo, come un "angelo custode";
lo ciba, lo porta per poco tempo fuori dal buco, lo convince che non è
stato abbandonato. Quando Michele svela il segreto del "bambino nel
buco" all'amichetto Salvatore, questi lo tradisce parlando con gli
adulti. Michele si trova a poco a poco di fronte a una scoperta sconvolgente:
gli adulti del paese sono tutti più o meno coinvolti nel rapimento
di Filippo e suo padre (Dino Abbrescia) ha avuto un ruolo chiave.

"Io non ho paura" è prima
di tutto un suggestivo romanzo dello scrittore romano Niccolò Ammaniti
(autore con Francesca Marciano anche della sceneggiatura della pellicola),
da cui Gabriele Salvatores ha realizzato, a detta di molti critici, il suo
film più bello. E' abilmente giocato sui contrasti: il giorno abbacinante
e la notte silenziosa, carica di mistero. La luce gialla dei campi e il
buio del buco di Filippo. Il bruno Michele e il biondo Filippo. Il mondo
dei bambini e quello degli adulti che non riescono a comunicare e a tratti
sembrano poli opposti, avversari. Lo spettatore è portato a parteggiare
naturalmente per il polo debole, quello dei bambini, anche per la scelta
del regista che ha utilizzato nelle riprese una steady cam posizionata all'altezza
di un metro e trenta centimetri: l'altezza degli occhi di Michele.
Curiosa l'interpretazione di Diego Abatantuono, disgustoso basista milanese,
ma colpisce soprattutto la bravura degli attori bambini, in particolare
dei due protagonisti.
Splendide le musiche di Ezio Bosso, eseguite dal Quartetto d'archi di Torino.