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Cinema drammatico

Io non ho paura (Azadeh)

Titolo originale: Io non ho paura
Nazione: Italia
Anno: 2003
Genere: drammatico
Durata: 108'
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Francesca Marciano
Musiche: Ezio Bosso
Cast: Diego Abatantuono, Dino Abbrescia, Aitana Sánchez-Gijón,Giuseppe Cristiano, Mattia Di Pierro

sito internet: http://www.iononhopaura.it


Lucania, estate 1978.
Un gruppo di bambini sfrecciano sulle biciclette tagliando immensi campi gialli arsi dal sole. Sembrano l'unica traccia di vita nel minuscolo paese del Sud Italia, fiaccato dalla calura. Uno di loro, pur non essendo il leader, si distingue subito per coraggio, intelligenza, sensibilità e un'altra curiosa caratteristica: saper sconfiggere le paure con un uso esperto della fantasia. Si tratta di Michele Amitrano, nove anni. In una delle sue spedizioni solitarie in campagna, Michele scopre un buco nel terreno in cui è nascosto un bambino. Si tratta di Filippo, un bambino della sua stessa età, rapito nel Nord Italia e nascosto lì da qualcuno. Ma prima di scoprire la verità, confuso e spaventato, Michele pensa che si tratti di un morto, poi di un pazzo... Filippo non lo aiuta, è drammaticamente traumatizzato da mesi di buio, solitudine, sporcizia, disagio profondo...


A piccoli passi, i due bambini molto diversi per aspetto fisico, provenienza geografica e classe sociale scoprono di essere "uguali". Michele comincia a prendersi cura di Filippo, come un "angelo custode"; lo ciba, lo porta per poco tempo fuori dal buco, lo convince che non è stato abbandonato. Quando Michele svela il segreto del "bambino nel buco" all'amichetto Salvatore, questi lo tradisce parlando con gli adulti. Michele si trova a poco a poco di fronte a una scoperta sconvolgente: gli adulti del paese sono tutti più o meno coinvolti nel rapimento di Filippo e suo padre (Dino Abbrescia) ha avuto un ruolo chiave.

"Io non ho paura" è prima di tutto un suggestivo romanzo dello scrittore romano Niccolò Ammaniti (autore con Francesca Marciano anche della sceneggiatura della pellicola), da cui Gabriele Salvatores ha realizzato, a detta di molti critici, il suo film più bello. E' abilmente giocato sui contrasti: il giorno abbacinante e la notte silenziosa, carica di mistero. La luce gialla dei campi e il buio del buco di Filippo. Il bruno Michele e il biondo Filippo. Il mondo dei bambini e quello degli adulti che non riescono a comunicare e a tratti sembrano poli opposti, avversari. Lo spettatore è portato a parteggiare naturalmente per il polo debole, quello dei bambini, anche per la scelta del regista che ha utilizzato nelle riprese una steady cam posizionata all'altezza di un metro e trenta centimetri: l'altezza degli occhi di Michele.
Curiosa l'interpretazione di Diego Abatantuono, disgustoso basista milanese, ma colpisce soprattutto la bravura degli attori bambini, in particolare dei due protagonisti.
Splendide le musiche di Ezio Bosso, eseguite dal Quartetto d'archi di Torino.

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