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Intrecci - Chi siamoLa finestra di fronte (Azadeh)
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Titolo
originale: La finestra di fronte |
Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) e Filippo
(Filippo Nigro) aiutano un anziano signore (Massimo Girotti) che si è
smarrito per le strade della capitale e ha perso la memoria. Vari imprevisti
(e la sensibilità di Filippo) fanno sì che il silenzioso signore,
che dice ai bambini della coppia di chiamarsi Simone, non venga portato
al commissariato di polizia, bensì rimanga ospite della famiglia,
nonostante il dissenso di Giovanna. La donna appare subito senza gioia,
incatenata alla ruotine della quotidianità e a un mestiere (quello
di contabile in un pollificio) che non l'entusiasma; sogna di fare la pasticcera
e spia segretamente l'affascinante e misterioso dirimpettaio (Raoul Bova)
dalla finestra della cucina. Proprio grazie allo smemorato Simone, nel tentativo
di mettere insieme pezzi confusi del suo passato, Lorenzo (Raoul Bova) e
Giovanna si conoscono e scoprono che si osservavano dalle reciproche finestre
da diverso tempo e che si amano.
Filippo, insicuro capo famiglia, ma padre attento e affettuoso, passa da
un mestiere all'altro ed è palesemente turbato dall'infelicità
evidente della moglie.
Si scopre infine che Simone si chiama in realtà Davide, ha sofferto
per la separazione dal suo amante Simone, la deportazione in un campo di
concentramento, e, dopo la guerra, è divantato un formidabile pasticcere
e vive in una bella casa, assistito da una donna, che egli salvò,
bambina, durante il rastrellamento nel ghetto di Roma il 16 ottobre 1943.
Sarà proprio il riservato e triste Davide a spingere Giovanna ad
affrancarsi dal mestiere bislacco per coltivare invece la passione per l'arte
bianca, mentre l'amica impicciona Emine (Serra Yilmaz) la spingerà
- ma solo per una notte - tra le braccia di Lorenzo.

Nel finale del film, Giovanna cammina, come
all'inizio, su un ponte di Roma, ma questa volta è sola.
Davide è morto, Lorenzo è partito, lei fa la pasticcera e
ha imparato ad essere più affettuosa con i figli.
Ritroviamo in questo film dolce-amaro, alcuni
temi cari al regista Ferzan Ozpetek: l'omosessualità (e i pregiudizi,
la vergogna e lo scandalo o la tolleranza e la curiosità a cui dà
luogo), l'intimità delle cucine (e il gusto per i piatti succulenti),
il filo della memoria. La morte svela la precarità della vita umana,
ma il ricordo di una persona cara è perpetuo.
Suggestiva la fotografia di Gianfilippo Corticelli.
Questo film è stato dedicato a Massimo Girotti, grande interprete
del cinema italiano, morto poco tempo dopo la
fine delle riprese.
