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Intrecci - Chi siamoIl cerchio (Auryn)
Titolo originale: Dayereh
Nazione: Iran
Anno: 2000
Genere: Drammatico
Durata: 90'
Regia: Jafar Panahi
Cast: Nargess Mamizadeh, Fatemeh Naghavi, Fereshteh Sadr Orfani.
Produzione: Jafar Panahi Film Productions, Mikado, Lumière &
Co.
Distribuzione: Mikado
Le prime inquadrature del film, sebbene siano
poco attinenti con il resto della trama, introducono immediatamente il tema
principale: la condizione disagiata delle donne iraniane.
Un'anziana madre, infagottata nel lungo chador nero, giunge in ospedale
per avere notizie della figlia che deve partorire, l'infermiera le risponde
da dietro una piccola graticola, dicendo che è nata una bimba. L'anziana,
invece di esser felice, si dispera, teme che il genero ripudierà
la moglie perché voleva assolutamente un maschio, mentre l'arrivo
di una neonata rappresenta una disgrazia che coinvolge tutti i parenti della
puerpera.
Tre ragazze iraniane appena fuggite dal carcere tentano di tornare a casa,
il loro diventa un viaggio alla ricerca in cerca della libertà che
non esiste neanche fuori dalla prigione. Col capo velato e il chador in
borsa, da indossare in caso di pericolo come l'arrivo della polizia, o per
entrare in certi luoghi dove è obbligatorio coprirsi completamente,
iniziano la ricerca di qualcuno che le aiuti. Hanno bisogno di soldi, non
solo, una donna non può neanche prendere l'autobus se non è
accompagnata da un
parente maschile. Una delle ragazze viene ripresa e portata in carcere,
un'altra si sacrificherà per aiutare l'amica e scomparirà
nel nulla. La più giovane delle tre continua la fuga, nell'incertezza,
si sente sola, vorrebbe proseguire assieme all'amica, riesce a stento a
cavarsela e a convincere il bigliettaio a venderle un biglietto, ma tutto
va storto e non riesce a lasciare la città, in compenso incrocerà
altre donne coi loro problemi: un'infermiera che la può aiutare,
ma senza far trapelare nulla a suo marito, una donna che dopo anni di carcere
adesso sta rinchiusa in un angusto gabbiotto a vendere biglietti del cinema
e può tornare a casa solo quando la seconda moglie di suo marito
la viene a prendere.

Donne diverse, unite dal desiderio di uscire
dalla situazione disperata nella quale vivono, donne che non possono mostrare
il capo scoperto, che non possono accettare un passaggio in auto senza finire
in carcere.
E' come girare in cerchio, alla ricerca di quel che non si può ottenere,
nascoste dal velo, costrette a seguire la volontà del padre o del
marito, senza via di fuga alcuna.
Una realtà così diversa da quella europea da sembrare quasi
irreale, un film gradevole, dal retrogusto amaro.