
ORIANA FALLACI - Un cappello pieno di ciliege - Rizzoli

Non sono un fanatico. I negozi aprivano alle 9:00. Alle 8:30 ero già lì. Scherzi a parte, contavo di andare a comprarlo la mattina e trovarmi il cartello con su scritto Libro Esaurito e invece, dentro La Feltrinelli regnava una pace dal sapor di sintetico: ogni cosa al suo posto, cellophane per ogni dove, colonne di libri, pilastri coperti da poster, e la torre di Ciliege in bella mostra in vetrina. Un po' problematico trovare una copia che non fosse sporca, ma alla fine ce l'ho fatta.
Segue un sunto delle circa 900 pagine di Saga:
La vigilia della catastrofe (l'11 settembre 2001) pensavo a ben altro: lavoravo al romanzo che chiamo il-mio-bambino (...). Un bambino molto difficile, molto esigente, la cui gravidanza è durata gran parte della mia vita d'adulta, il cui parto è incominciato grazie alla malattia che mi ucciderà, e il cui primo vagito si udrà non so quando. Forse quando sarò morta": così scriveva Oriana Fallaci nella 'Rabbia e l'Orgogliò e così ora accade.
Esce postumo, il 30 luglio, 'Un cappello pieno di ciliege', firmato dalla grande giornalista scomparsa: è Rizzoli a pubblicare il romanzo di quasi novecento pagine con una prima tiratura di 350.000 copie. E' l'epopea della sua famiglia, una saga - come ha scritto di suo pugno l'autrice sulla cartellina che racchiudeva il dattiloscritto - che copre gli anni tra il 1773 e il 1889.
E' una storia dell'Italia rivoluzionaria di Napoleone, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II attraverso le avventure di uomini come Carlo che voleva piantare viti e olivi nella Virginia di Thomas Jefferson; Francesco nostromo, negriero e padre disperato; Giovanni assassino mancato del traditore Carlo Alberto; Giobatta sfigurato nel volto e nell'anima da un razzo austriaco durante la battaglia di Curtatone e Montanara.
Un racconto visto anche con occhi di donne indomite come la Caterina che alla fiera di Rosia indossa un cappello pieno di ciliege per farsi riconoscere dal futuro sposo Carlo Fallaci, o come una bisnonna paterna di Oriana, Anastasia, figlia illegittima, ragazza madre, pioniera nel Far West e forse tenutaria di un bordello a San Francisco. E' il racconto di destini intrecciati e profondamente romanzeschi: dopo anni di ricerche, l'autrice ha visto la cronaca familiare trasformarsi in 'una fiaba da ricostruire con la fantasia': "La realtà prese a scivolare nell'immaginazione e il vero si unì all'inventabile poi all'inventato... E tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, trisnonni, trisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei genitori, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro, a dargli anzi ridargli la vita che essi avevano dato a me".
Nel luglio del 2006, quando si rese conto che la sua malattia si era aggravata, Oriana Fallaci chiamò a New York il nipote Edoardo Perazzi e gli consegnò, con indicazioni precise per la pubblicazione, il dattiloscritto del romanzo, perfettamente compiuto nelle quattro parti che lo costituiscono. Oggi Rizzoli adempie la volontà della scrittrice presentando Un cappello pieno di ciliege, completato da una sezione finale di Note di edizione, dalla riproduzione di pagine dal dattiloscritto originale e da un albero genealogico ricostruito sulla base delle vicende del romanzo. In questa sorta di autobiografia familiare, quasi un viaggio dell'autrice alla ricerca delle proprie radici, entrano anche molti elementi autobiografici in senso stretto. Il cancro, evocato fin dalle prime righe, ritorna più volte: il 'mal dolent, anzi molt dolent' (come veniva chiamato in Catalogna), colpisce Maria Isabel Felipa, madre di Montserrat, la trisnonna della madre di Oriana.
"...Nella sua perfidia il mal dolent - si legge nel Cappello pieno di Ciliege (pag.205)- include qualcosa di positivo: un'attesa di solito abbastanza lunga dell'inevitabile traguardo chiamato Morte. Un'anticamera dell'aldilà, se vuoi. Un intervallo o un limbo nel quale la Morte in arrivo cammina col rallentatore sicché, aspettandola e osservandola mentre viene a noi piano piano, si ha tutto il tempo di fare due cose. Apprezzare la vita cioé accorgersi che è bella anche quando è brutta, e riflettere bene sia su noi stessi che sugli altri: vagliare il presente, il passato, quel po' di futuro che ci rimane. Io lo so. E forse Maria Isabel Felipa non s'accorse che la vita è bella anche quando è brutta: una tale ammissione richiede una sorta di gratitudine che lei non aveva. La gratitudine per i nostri genitori e nonni e bisnonni e trisnonni e arcinonni, insomma per chi ci ha dato l'opportunità di vivere questa straordinaria e tremenda avventura che ha nome Esistenza.
Bello, vero?
Peccato, però, per il prezzo: 25 euro. Una vera esagerazione!!!
Postato da Alekos
ORIANA FALLACI - Il Ritorno di un'Immortale

La serata si è conclusa, torno a casa sereno: la cena in pizzeria con gli amici di Intrecci si è svolta nel migliore dei modi (fumo dei soliti maleducati, anzi, delle solite maleducate a parte). Accendo, come consuetudine, la tv, la memoria sintonizzata su Canale 5, e cosa mi appare davanti agli occhi? Rassegna stampa del TG5!!! Che mi fa scorrere davanti agli occhi uno, due, tre quotidiani le cui prime pagine sono dedicate alla mia scrittrice preferita in assoluto su tutti: ORIANA FALLACI!!!!!!!!!!!!!
Corro in edicola e svaligio il negozio. Un tizio, entrato dopo di me, chiede gli stessi giornali. Sento l'edicolante dire "Mi spiace, li ho appena finiti". Con enorme faccia da c... gli passo davanti sventagliandogli sotto gli occhialini da professorino isterico la pilata di quotidiani e riviste.

E il 30 luglio esce il suo nuovo romanzo: Un cappello pieno di ciliege
Postato da Alekos
KURBAN SAID, Alì e Nina - Il Saggiatore

Pasticci permettendo, questo è il libro con cui comincerò il Progetto Europa, idea nata dal ritrovamento casuale di una serie di libri di scrittori europei sconosciuti al solito mercatino dell'usato.
Un libro per ogni Stato Europeo. A partire da questo Alì e Nina dello scrittore azero Kurban Said.
Perchè di uno scrittore azerbaigiano si tratta.
Buon viaggio, mi auguro, a tutti.

Postato da Alekos
RAFFAELE CROVI, Genesi - Il Formichiere

Nuovo libro, nuova corsa. Ed eccoci arrivati al 3 Luglio (maiuscolo) con l'ennesima lettura conclusa. Sempre un libro di poesie, sempre di Raffaele Crovi. Poco interessante la prima delle tre raccolte - Scorie - ad eccezione di Viatico,
La morte?
Un viaggio senza scorte:
la paura di inciampare, l'errore innocente
che non puoi farti perdonare.
Safari e Vocabolario:
Si può vivere con poche parole?
Per esempio: amore, fame, paura?
Si possono trascurare i sinonimi.
Possiamo vivere muti.
Alla parola vivere, anzi,
abbiamo già rinunciato.
ho apprezzato Lapidario per La vittima:
Fai bene ad alzare la voce,
tu guardi e io porto la croce:
mentre chiedi giustizia a Dio
io scivolo lungo il pendio.
Sei lo splendido cicerone
della mia crocifissione.
Coniugi:
I confetti che abbiamo messo
sotto vetro per ricordo
sono farina e vermi
e Miscredente:
Ti prego, non ripropormi
quest'imbarazzo che tu chiami fede
per cui ti aspetti
quello che non succede.
Mi dà l'emicrania,
mi dà il complesso dell'aldilà,
mi fa sentire come uno
che è fottuto e non lo sa.
E ce ne sarebbero molte altre.
Postato da Alekos
RAFFAELE CROVI, L'Utopia del Natale - Rusconi

E finalmente eccolo approdare fra le mie mani un bel libro!!! Sebbene di poesia. Divertente, divertito, godereccio, con quel gusto per i piaceri della vita che solo Dacia Maraini era stata capace di regalarmi.
Scritto fra il 1974 e il 1979 il libro riunisce sei raccolte: Balletto, Breviario, L'utopia del Natale, Arabesque per Luisa, Batticuore, L'orto drogato, l'ho divorato in poche ore, di sera, steso comodamente sul letto di casa, per riprendere la lettura il mattino successivo.
Non molto conosciute in Italia, le poesie di Raffaele Crovi sono state tradotte a più riprese all'estero. In particolar modo in Russia, terra amica della poesia.
Da Balletto:
In un teatrino di plastica,
scrostate e senza sostegno,
stanno agganciate,
a una croce o a una svastica,
le nostre teste di legno.
Da Breviario:
Maschismo
Sono buono come il pane:
ti offro il cuore e il pene.
Da L'utopia del Natale:
Grazie al brodo di pollo e ai cappelletti
Natale era il giorno più caldo dell'anno:
la torta di castagne e gli scaldini nei letti
facevano sembrare la povertà un inganno.
Si passava la sera filando allegria:
dubbi e paure abbandonavano i cuori,
che, addolciti dal vino e dall'euforia,
si riempivano di speranze e stupori.
Postato da Alekos
RAFFAELE CROVI - VALERIO VARESI, Il Pesce Siluro - Aliberti
Buon primo Luglio con la elle maiuscola! La buona grammatica vorrebbe che i mesi dell'anno andassero scritti in minuscolo. Perchè?, mi chiedo io. Sono o non sono nomi propri anch'essi? :o)
Follie a parte ho desiderato (fortissimamente volli) iniziare il mese con un amico della scrittura (e degli scrittori): Monsieur Raffaele Crovì (senza accento) buonanima. Che mi accingo a leggere con divertita curiosità. Trovo subito una descrizione che mi piace: il silenzio compatto, , accerchiante, totale, perfetto... Sebbene il racconto non sia dei miei preferiti:1) Lazzaro: risveglio di un aspirante suicida. Il protagonista non comprende se è vivo o morto. Vuole farsi saltare in aria con tutta la casa (in realtà si parla di gas, che sia l'ennesimo tentativo di avvelenamento?). Mosso a pietà sposta il gatto in un'altra stanza (a cosa serve se il palazzo, tanto, deve crollare?). Ma si sveglia, e si pente (lui, il gatto non si è mai addormentato, credo, poi era nell'altra stanza, che ne so...). Dal momento che non riesce a far del bene a sè stesso, decide che ne farà agli altri. Uhm. Va bèh. Passiamo al racconto successivo.
2) Nato con la camicia. Un uomo è diviso fra due donne: la moglie e la madre. Le due si odiano al punto da picchiarsi con pentole e tegamini. Una domenica le furbone si uccidono. Il protagonista è felice e soddisfatto. Finalmente lontano dalla guerra Vito Zanni (ello) potrà vivere la sua vita sereno, abbandonandosi alla compagnia di vedove compiacenti. Applausi.
Il seguito alle prossime puntate.
Postato da Alekos
CARMEN COVITO, La Rossa e il Nero - Mondadori

Bèh, alla fine il carretto è passato e il sottoscritto si è pure dissetato (ma quanto costano le granite oggigiorno signo'). Sarà perchè intravedevo la parola fine, le ultime pagine sono andate via veloci veloci. Forse merito di una serie di battutine carine carine dal forte sapore letterario: "Tre uomini in tomba, per non dire del baio", riferito al ritrovamento fortunato di una cripta (si chiama ipogeo) in cui è sepolta un po' troppa gente: regine bimillenarie e dame e signori di appena un secolo fa.
Non so, sulla trama vince la scrittura, il resto, però, mi ricorda tanto le commediole inglesi in cui tutto si sistema, tutto s'accomoda.
Ho trovato davvero difficoltoso seguire i vari personaggi, al punto da non capirci davvero più niente. Ma questa è, probabilmente, colpa mia.
Consiglierei il libro? Non riesco ancora a dirlo.
Se incontrassi Carmen Covito oggistesso per strada? La abbraccerei (poverina), il suo libro, almeno, mi ha fatto sorridere.
Postato da Alekos