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Intrecci Letterari

AGOSTO 2008

RATATOUILLE

 

Il film è uscito a metà ottobre, ero impaziente di gustarmi (termine assolutamente azzeccato in questo caso) questo lungometraggio il cui trailer già circolava a marzo nei cinema!
Avevo letto che in America Ratatouille non aveva suscitato molto interesse perchè ambientato in Francia e gli americani non nutrono una grande simpatia nei confronti di questo paese, mentre in Francia il successo è stato incredibile!

Dopo una lunga attesa mi aspettavo un'ora e mezza di puro divertimento e così è stato.

[Attenzione! Da qui in poi seguono commenti che potrebbero contenere qualche leggero spoiler nella trama]

Remy è un topo davvero speciale, a differenza dei suoi amici non si accontenta di recuperare gli scarti dei cibi dalle pattumiere, ma preferisce i sapori più allettanti. Decide così di intrufolarsi nella cucina di una vecchietta e inizia a leggere un ricettario di Auguste Gusteau, il famoso cuoco francese, anzi il migliore chef di tutto il mondo!

Il suo sogno è di diventare cuoco e durante il film Remy avrà l'opportunità di destreggiarsi ai fornelli di un famoso ristorante.

Le risate sono garantite! I personaggi ben tratteggiati, ma i migliori sono, oltre a Remy, lo spietato critico culinario che scrive recensioni al vetriolo su tutti i ristoranti, il capo chef che utilizza in modo inappropriato l'immagine di Gusteau per creare nuove linee di cibi surgelati, il giovane sguattero Linguini (un nome, un programma) che non ha dimestichezza con i fornelli e l'unica cuoca donna, determinata quanto simpatica.


Una chicca: la Pixar realizza un cortometraggio che viene proiettato poco prima del film, stavolta tocca a Stu, piccolo alieno pasticcione alle prese con un esaminatore severo che lo osserva mentre Stu deve rapire un umano nel sonno utilizzando i giusti pulsanti da una tastiera enorme.

Avevo già apprezzato il bellissimo "One Man Band", cortometraggio che precedeva "Cars - Motori ruggenti", e ora attendo con impazienza il prossimo cortometraggio della Pixar con annesso lungometraggio, ovviamente!! !

Postato da Auryn

 

RAFFAELE CROVI

Il 30 agosto 2007 moriva Raffaele Crovi.

A molti risulterà sconosciuto, tuttavia è stato vincitore del premio Campiello nel 1993. Scrittore, editore, produttore ma soprattutto vero amico della letteratura e scopritore di talenti, Raffaele Crovi, nasce nel 1934 a Paderno Dugnano (Milano). Trascorre l'infanzia a Cola sull'Appennino reggiano, svolge gli studi ginnasiali e liceali a Correggio (Reggio Emilia) e quelli universitari a Milano, città che lo vede impegnato, nell'ultimo cinquantennio, in un'intensa e multiforme attività culturale, come poeta, narratore, saggista, giornalista, direttore editoriale ed editore, produttore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi.


L'ho conosciuto nel 1995, e nel biennio 1995-1996 sono stato suo allievo "impertinente". Conservo molti bei ricordi del signor Crovi, decine di libri dedicati, un paio ricevuti in regalo, ma soprattutto tante "lezioni" sulla scrittura che non hanno mai avuto la peculiarità di quelle impartite in una scuola, fosse anche di scrittura.


Ho la presunzione di raccontare che una vicenda che gli narrai, anni addietro, divenne piccolissimo spunto per un racconto edito nella raccolta di racconti Amore di domenica - Marsilio. Non ho mai avuto conferma di quanto vi scrivo per quanto ne sia quasi certo (compare il mio cognome e l'aneddoto legato ad esso!!!).


Raffaele Crovi mi suggerì di coltivare l'ironia, dote che riteneva parecchio sviluppata nel sottoscritto. (Che dite, è proprio così?)

Ne avrei ancora da scrivere ma preferisco non annoiarvi e suggerirvi un paio di letture:

Carnevale a Milano scritto negli anni '50 e ripubblicato da Avagliano (uno dei protagonisti si chiamava Gerardo, ma non è per questo che lo consiglio)


e Cameo - Mondadori, in cui traspare la passione di Crovi per i gatti.

 



Il suo ultimo lavoro è Nerofumo edito sempre da Mondadori.

 

Troverete maggiori informazioni visitando il sito:

www.raffaelecrovi.it

 


Postato da Alekos

 

E VENNE IL GIORNO

Ok, siamo in estate, i cinema si svuotano, in sale arrivano i fondi di magazzino intervallati da qualche prima visione interessante. Così tra i tanti titoli proposti ho scelto "E venne il giorno", più che altro per la curiosità, da mesi infatti vedevo il trailer e il poster, ma continuavo a non comprendere quale fosse l'evento tragico che avrebbe sconvolto il mondo.
Le prime scene sono tutt'altro che promettenti: al Central Park di New York sembra una giornata normale, almeno finchè la gente non si blocca, qualche secondo dopo qualcuno inizia a camminare all'indietro, altri tentano il suicidio. E qui ho avuto il sospetto di aver buttato i soldi...
Per fortuna la storia diventa più interessante: in un cantiere poco distante dal parco gli operai si lanciano nel vuoto sfracellandosi a terra. I passanti guardano la scena inorriditi e fuggono.
Nel frattempo a Philadelphia, l'insegnate di scienze Elliot Moore discute sulle possibili cause della sparizione di milioni di api, mentre sulla lavagna si legge la famosa frase attribuita a Albert Einstein: "Se le api sparissero dalla superficie del globo allora all'uomo resterebbero solo quattro anni di vita. Niente più api, niente più impollinazione, niente più piante, niente più animali, niente più uomo."

Oh! Finalmente qualcosa di interessante! !! Un tema attuale, visto che in Piemonte si parla della scomparsa di interi sciami.


Ma torniamo al film.
Il panico si diffonde in tutti gli Stati Uniti. Si parla di un possibile attacco terroristico, anche se la tesi diventa improbabile con il passare
del tempo. Le grandi città della costa occidentale vengono colpite e poi il fenomeno si diffonde nei centri più piccoli.
La gente scappa dalle città, senza sapere bene dove andare. Elliot, la
moglie, il suo migliore amico e la figlia di quest'ultimo, trovano posto su un treno affollatissimo, ma il viaggio si interrompe nel bel mezzo di una campagna. La fuga prosegue a piedi.

Non proseguo per non svelare nulla.

Sinceramente sono perplessa: le premesse, a parte la gente che cammina all'indietro, sono interessanti, ma la tensione invece di incrementare si stempera, arrivando a un finale che lascia un senso di vuoto e di incompiuto.

I personaggi sono assurdi: Elliot è l'unico che tenta di comprendere la dinamica del fenomeno e grazie all'aiuto di altre persone, riesce a capire come proteggersi. La moglie Alma è in piena crisi, esistenziale e di coppia, inespressiva per buona parte del film, assume un'aria preoccupata solo quando vede cadaveri per strada. L'amico di Elliot, un insegnante di matematica, sembra un personaggio interessante, grazie alle sue conoscenze comprende quello che sta succedendo, purtroppo decide di seguire l'istinto invece delle logica e fa la scelta sbagliata. C'è il militare giovanissimo, un po' inesperto e in preda al panico perchè unico sopravvissuto del suo campo. E la coppia di coltivatori di piante e divoratori di hot-dog.
Il fenomeno che si scatena solo in una zona degli Usa e che induce le
persone al suicidio non viene spiegato. Peccato! Mi aspettavo un cicinin in più da Manoj Nelliyattu Shyamalan , regista de "The Village", " Sign", "Unbreakable" e "Il sesto senso".

Ciao!

Postato da Auryn

 

SKINS

E' davvero raro trovare qualcuno che abbia seguito le puntate di questo bellissimo telefilm (ma si dice ancora così?). E pensare che il primo ad averlo criticato aspramente sono proprio io. L'inizio è stato pessimo, sembra che gli autori ce la mettano tutta a creare delle prime puntate che paiono non contenere nulla della bellezza delle storie che seguono e ti appassionano serie dopo serie. In questo caso le serie sono solo due (la terza chissà quando andrà in onda), ma le ho letteralmente divorate con gli occhi. Era accaduto anche con Sex and the city: una prima puntata insipida, con dibattito finale di oche starnazzanti che mi ha fatto gridare all'orrore..., per poi scoprire che Carrie, Miranda & Co. facevano ridere da matti.

Sembra non ci sia nulla di nuovo nel vedere le peripezie di un gruppo nutrito di 16-17enni alle prese con droghe, sesso e rock and roll, in quel di Bristol (Inghilterra). La meraviglia (secondo me) invece è che quelle che dovrebbero rappresentare problematiche serie, per i ragazzi sono cose di tutti i giorni, nulla di eccezionale, questioni ordinarie. Per cui il fatto che Cassie sia anoressica passa in secondo piano di fronte alla difficoltà di farsi notare dallo sfigato Sid ossessionato dal perdere la verginità. La stessa ossessione di Sid si stempera con il passare delle puntate. Un altro esempio: Maxxie è gay e dichiarato. Pare lo sappiano tutti, famiglia compresa. E' ben accettato dal gruppo di amici; uno degli annoiati molestatori di una singola puntata finisce per innamorarsi di lui. E della persecuzione non si parla più. Anwar è musulmano, ma la cosa pare non dare fastidio a nessuno. A malapena si accenna alla sua impossibilità di fare scelte nella vita (proprio per il fatto di essere musulmano). Anche questo spunto, però, non viene approfondito.

Poi ci sono i genitori: bambini cresciuti male incapaci di relazionarsi con i figli, venuti su anche troppo in fretta. E' il delirio!

Tutto accade, tutto scorre, non c'è consapevolezza, nessuna proiezione verso il futuro.

Troppo inverosimile, forse troppo leggero, ma il fascino sta proprio qui, nella leggerezza con cui i ragazzi affrontano la vita. Già, perchè la vita la vivono davvero, tra genitori che fuggono, altri che muiono, incidenti stradali, suicidi. Fatuo, decadente. Mi ripeto: Skins è un telefilm formidabile, una serie fantastica. Al di là del buonismo di tanti polpettoni stile soap opera.

 

Postato da Alekos

 

SPESA AL MERCATO = LIBRI A 1 EURO

E' capitato una settimana fa e subito mi è venuto in mente il film Sliding Doors, quello con Gwyneth Paltrow: cosa sarebbe accaduto alla protagonista se quel giorno avesse preso la metropolitana anzichè perderla?

Dunque, gironzolavo per Albenga alla ricerca di una banca Unicredit con annesso bancomat. Mi ritrovo in piazza, accosto la bici allo sportello e leggo a chiare lettere PRELIEVO NON DISPONIBILE. Poco male, penso, accanto c'è una Banca Sella, pagherò la commissione (saranno mica quei due euro di meno a ridurmi sul lastrico?) e tornerò in campeggio tranquillo. L'ennesima commissione verrà presto sbrigata.

Qualcosa però, forse il vecchio tirchio malamente celato dentro il portafogli (vuoto), mi fa desistere: perchè cedere alla pigrizia? Perchè regalare alle banche due euro di commissione quando posso cercare un'altra Unicredit e risparmiare questi benedetti euro per un libro? Chiedo informazioni a una signora (non è una turista, evviva!) la quale mi indica con estrema sicurezza il percorso da fare. Finisco a pedalare in mezzo al mercato cercando di schivare vecchiette armate di bastoni, bambini schizzati, commercianti intraprendenti (ma è il caso di sventolare gli asciugamani come le bandiere alle olimpiadi?).

Pedalare è impossibile. Mi superano tutti, vecchiette comprese. Bah, mi sa che torno indietro. Sento battere nella tasca, è ancora il vecchio tirchio nascosto nel portafogli che mi sgrida: "No, no! Non se ne parla nemmeno! Vai a piedi che ti fa bene, e smaltisci pure!"

Villano! Passo accanto a un bar, chiedo a una ragazza. La banca effettivamente c'è, ma si trova alla fine della via. No, no, dico io stavolta, troppa fatica, ne ho abbastanza di spinte, occhiatacce e bambini stupidi. Faccio per tornare indietro, svolto in un vicolo chiuso e cosa mi trovo? Una bancarella di libri! Che al mercato fa un po' ridere e poi, guardo meglio, sono tutti titoli per bambini: Pimpa, Yoghi, Barbapapà (ancora? era vecchio ai miei tempi!), Paco Ignacio Taibo II, Bernardo Atxaga, Don De Lillo...

Come, come? De Lillo??? Parcheggio, fingo di urtare un paio di madame dall'aria scazzata, mi scuso (sulla fronte si materializzano led luminosi, tipo neon. Scorre veloce la scritta SCROSTATI... DAL MIO PERIMETRO... CHIAPPONA!!!) Divento cattivo, cattivo!!!

Edizioni Giunti, Mondadori, Rizzoli, Frassinelli, Bompiani, Studio Tesi. Tocco con mano: sono libri, veri, con tanto di pagine e copertina!!! E costano un euro! Uno soltanto!

Salgo sulla bici, lo scampanellio esagitato copre quello di un'ambulanza poco distante. Entro nel bancomat, il prelievo è disponibile, urrà! Risalgo in bici, impenno, mi fiondo in mezzo alla folla, parrucche e parrucchini volano in uno starnazzare di insulti liguri, sterzo, inchiodo, le chiappone di prima (ancora lì? ma sapete anche leggere o vi basta guardare le figure?) mi riconoscono, grugniscono, mi rifaccio largo. E uno alla volta creo la mia pila: Isegawa, Dyer, Monina, Saer, Marani, Atxaga, Shteyngart..., 14 libri acquistati, 13 euro pagati (ho chiesto anche lo sconto).

La bici ondeggia paurosamente, sto ritornando al campeggio, mi infilo in una via secondaria, tanto felice da sorridere anche al vigile che mi guarda male (l'ambulanza forse era per me). Svesto i panni de L'Esorcista. Mi cresce il naso da porcellino. Ho forse esagerato?

 

Cara Gwyneth, cosa sarebbe accaduto se avessi dato retta alla pigrizia? Forse avrei qualche spicciolo in più sul conto, ma la vuoi mettere la felicità e la soddisfazione di formarsi una cultura a prezzi stracciati?

P.S. La prossima volta che perdi il treno, aspetta il successivo, non tornare a casa dal tuo ragazzo Gerry che da grande vuole fare lo scrittore e ti mette le corna con una sciacquetta qualunque (il film non va proprio così, ma rende bene lo stesso). E se la noia ti assale, leggiti un libro, da qualche parte nel mondo c'è ancora gente che li vende a 1 euro.

Tuo per sempre (!) Gerr... ops!, Alekos

 

Postato da Alekos

 

VAHE' KATCHA, Il pugnale nel giardino - Sonzogno

Il vero problema dello stare lontani da casa per un periodo più lungo di quello preventivato sono i libri. Albenga non è il terzo mondo e le librerie ci sono (due, quelle incrociate finora). Riuscire a trovare però una bancarella con buoni testi a prezzo stracciato si sta rivelando un'impresa. Per cui eccomi a rovistare fra gli avanzi di una Remainder, felice comunque di recuperare due libri della Marco Tropea che spesso mi ha regalato emozioni: Tutti gli amici di George di Dennis Cooper, i cui testi precedenti mi avevano colpito per lo stile e Zombie di Joyce Carol Oates, prolifica scrittrice in aria di Nobel.

Ebbene: entrambi mi sono sembrati una vera schifezza!

Per non parlare della raccolta di racconti Jesus' son di Denis Johnson, edito da Einaudi. Su sei letti sono riuscito a decifrare solo l'ultimo, ed ero a corto di altri testi!!!

Tornato fra le mura domestiche, mi avventuro nella ricerca di qualcosa di interessante davvero e rimettendomi in marcia nel mio viaggio fra gli Scrittori d'Europa sfoglio le prime righe de Il pugnale nel giardino di Vahè Katcha.

Ebbene sì, il viaggio in Azerbaigian si è concluso, e nel migliore dei modi. Alì e Nina dello scrittore azero Kurban Said mi ha accompagnato fino al confine con l'Armenia, prossima tappa del mio tour. Ora tocca a Katcha e a questo libro introvabile e ricercato, recuperato fortuitamente su un sito a due euro (!!!) e subito acquistato.

"Il pugnale nel giardino", edito nel 1981 in Italia da Sonzogno è il racconto di una comunità armena tra il 1884 e il 1916: personaggi presi o inventati per raccontare una tragedia vera che ebbe alla fine un milione e mezzo di morti. Il popolo armeno ritrova nelle pagine di questo libro la sua vita, in una ricostruzione commovente ed accurata. E ritrova, soprattutto, la sua tragedia, dai primi momenti alla fine passando attraverso gli anni e mostrando tutte le sofferenze, i drammi, le tragedie personali e collettive di gente che aveva quale unica colpa l'essere di una religione e di una cultura diverse da quella dominante e di non rientrare nei disegni di questo potere.

"Un armeno che ruba una mela è un criminale. Un turco che ruba una mela è uno sbadato". La logica dei due pesi e due misure. Anche quando gli armeni vivevano apparentemente in pace e integrati nella società ottomana la loro condizione non era, comunque, di uguaglianza.
Erano cristiani, non credevano nell'Islam, la loro condizione sociale era agiata appartemendo essi per la più parte alla borghesia. Orgogliosi delle loro tradizioni, aspiravano alla libertà e all'indipendenza. Per queste ragioni quando, sotto Abdul-Hamid il Sultano Rosso, per sedare il malcontento di una popolazione affamata e rabbiosa, quale era quella turca, nell'impero ormai in disfacimento, gli Armeni divennero il capro espiatorio ideale cui attribuire ogni colpa possibile e immaginabile.

Prossima tappa: la Georgia.

E il viaggio continua...

 

Postato da Alekos

 

I TUDORS & altre regali notizie

Non ho ancora avuto tempo di cercare il libro di Giacobbe, sono troppo immersa nella lettura di:

- libro su Elisabetta I
- testo di Alekos
- libro della Nothomb
- pdf "La solitudine dei numeri primi"


La solitudine dei numeri primi mi sa di testo interessante, un po' tecnico-noiosillolo, ideale nelle lunghe serate di pediluvio universale in autunno-inverno :D



Anche io sto guardando I Tudors: infelice era la vita delle fanciulle, trattate quasi come carne da macello!!! Sono rimasta a bocca aperta quando nella puntata della scorsa settimana un tipo si sollazzava beatamente con due avvenenti fanciulle e in capo a poche ore era stecchito!


Leggendo il libro su Elisabetta I viene da ringraziare tutti i santi del Paradiso per essere nati in quest'epoca! Una rigidissima etichetta veniva imposta ai bambini, le donne venivano usate per accrescere il patrimonio familiare e chi aveva una buona posizione sociale rischiava di venire ucciso per invidie o per la propria religione.

Secoli bui... secoli bui...

Vero è che anche la nostra epoca è un po' buia, diciamo che si vede con un lumicino.

A presto!

 

Postato da Auryn

 

I TUDORS

Ieri sera ho visto I Tudors: oramai voglio farmi del male sino alla fine! :-))) Mah...
Ultima puntata prox giovedì.

 



Auryn sicuramente avrà già avuto modo di trovarlo, ma il libro di cui si parlava con Angie è: COME SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI E GODERSI LA VITA di Giulio Cesare Giacobbe, Ponte alle grazie.

 

Giacobbe si è laureato di filosofia a Genova e in psicologia in California. Ha praticato analisi personale e formazione in psicoterapia presso Istituto Psicosintesi di Firenze. E' titolare dell'insegnamento di fondamenti delle disciplie psicologiche orientali presso la facoltà di lettere e filosofia di Genova dove vive e lavora.
Riporto un pezzo del retro della copertina del libro: Dicesi sega mentale il pensare a cose che hanno attinenza con la realtà. A te sembrerà da questa definizione che allora le seghe mentali tu non te le fai mai. Questo tuo pensiero è un esempio tipico di sega mentale.
Tutto sta nella definizione di realtà, naturalmente. La mia definizione di realtà è l'unica reale. come può confermarti un qualsiasi contadino della bassa padana.

Ecco qui, sai secondo me e' uno di quei libri da leggere quando non si hanno paturnie depressive!

Un kiss a todos!

Postato da Lady Fantasy


BENJAMIN ANASTAS, Diario di un inconcludente - Neri Pozza

Sono riuscito a recuperare il mio commento al libro di Anastas! Lo avevo inviato a IBS senza salvarne una copia. Ho dovuto solo aspettare che lo pubblicassero. Per cui:

Libro davvero pessimo il cui unico pregio è la rapidità con cui si fa leggere (ci mancherebbe solo una scrittura elevata). Appena divertente nelle prime pagine (la goffaggine dei bambini fa scappare un paio di sorrisi) per il resto del racconto si assiste al "galleggiare" perpetuo del protagonista alle prese con le numerose "sfighe" che lo perseguitano. Perde il lavoro? Commento del protagonista: Peccato, mi piaceva. La moglie lo abbandona? Commento del protagonista: E che ti posso dire. Mi chiedo quale sia l'essere che si senta rappresentato da questa ameba... Già, perchè questo William non vive, vegeta. Leggete altro.


Postato da Alekos

 

CUCINA E D'INTRECC.. E D'INTORNI 2

La passione per la cucina l'ho scoperta insieme alle prime esperienze lavorative: amici e conoscenti appena trovavano un lavoro iniziavano a frequentare ristoranti e pizzerie, come se non avessero una fame regressa e repressa. I colleghi poi preferivano piluccare piattini freddi approfittando dei vari aperitivi serali piuttosto che cucinare qualcosa. E io, da buon bastian contrario, ho scoperto le delizie della cucina casalinga! Pian piano ho recuperato ricette in ogni dove: libri, riviste, siti on-line, trasmissioni televisive e ovviamente i miei viaggi all'estero hanno contribuito parecchio.
I miei piatti preferiti sono quelli che mi ricordano le vacanze: il goulash, secondo la ricetta ceca, le patatine al padellino secondo la ricetta bavarese, spezzatino con funghi e spezie e quant'altro. La new entry di ottobre è la pizza: stufa di pagare a peso d'oro un trancetto sempre più piccolo e condito il minimo possibile, ho preso un vecchio ricettario della mama e mi sono messa ai fornelli: risultato gradito in famiglia, pizza croccante e sottile come piace a me e a papà! E la mamma, liberata dal peso dei fornelli, gradisce e assaggia con gusto maggiore.



Peccato non sia così semplice dimostrare le doti letterarie ;)


Ehi... si potrebbe parlare in una delle riunioni del rapporto tra cibo e scrittura. Ammetto di non aver ancora trovato, nè cercato, libri di questo genere, ma mi viene in mente un film che adoro: "Come l'acqua per il cioccolato", dove la protagonista mette il proprio amore tormentato nei piatti che cucina creando... beh... veri e propri orgasmi tra i commensali! Il connubio cinema-cibo è quanto mai vivo in questo periodo: la Zeta-Jones interpreta un'abile cuoca nel film "Sapori e dissapori" e dopo una luuuunga campagna pubblcitaria finalmente arriva nelle sale "Ratatouille" , un simpatico cartone animato con un cuoco davvero fuori dagli schemi!



ciao ciao,

Postato da Auryn

 

CUCINA E D'INTRECC.. E D'INTORNI

Vi riporto una frase gustosissima letta su un libro di Sandro Sechi intitolato Gli occhi di Oriana (indovinate di quale Oriana si parla) in cui la Signora, la cui casa è affollata di bicchieri, piattini, scodelle e coltelli vari, usati più per cucinare che per andare alla guerra, sostiene
che: "Ogni scrittore è un buon cuoco".

E voi, sapete cucinare?


 

Postato da Alekos

 

BENJAMIN ANASTAS, Diario di un inconcludente - Neri Pozza

La memoria fa cilecca e solo ieri mi sono ricordato di aver messo da parte (saranno passati due mesi) questo bruttissimo libro di Benjamin Anastas. Mancavano sì e no trenta pagine alla conclusione, e mi era passato proprio di mente (questo per farvi capire quanto la lettura fosse interessante) il Diario di un inconcludente.

Tempo perso, soldi buttati. ma a dirla tutta l'avevo acquistato, come capita di solito, al mercatino dell'usato: 2 €. Troppi. Ne vale meno della metà.

Sfortuna vuole, mi sono perso per strada anche la recensione. Va bèh, sarà per i prossimi giorni.

 

Postato da Alekos

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