Se, a dieci anni, qualcuno mi avesse detto: “Tra qualche anno diventerai
una divoratrice di libri e un’appassionata di scrittura”,
penso che gli avrei dato del pazzo.
E invece, a quattordici anni, l’incontro con una persona speciale,
la mia “mamma adottiva”, cambiò completamente la mia
vita. Ricordo che il primo libro che mi fece leggere fu IL PICCOLO PRINCIPE
di Antoine De Saint-Exupéry e il primo racconto che mi fece scrivere,
aveva per protagonista una bambina che odiava leggere.
Ero una ragazzina molto complessata e il mio divorare libri, era (ed è
tuttora) il modo più facile e indolore per scappare dalla realtà…
che poi affronto scrivendo racconti.
Non riesco a stare senza leggere; la sera, prima di coricarmi, sento il
bisogno di far scorrere gli occhi e il cuore sulle emozioni che una pagina
di un libro può dare. Ho l’abitudine di finire tutti i libri,
belli o brutti che siano. Non ho un genere preferito: spazio dai classici
come Calvino e Pirandello, ai gialli di Agahta Christie, ai bizzarri di
Benni e Pennac.
Il mio scrivere nasce dall’impossibilità di confessare i
miei sentimenti più reconditi; i racconti che compongo sono spesso
autobiografici, o considerazioni su un fatto che mi è accaduto
o che mi hanno raccontato. Lo scrivere, spesso, diventa un’ossessione,
scrivo sempre e ovunque: sul tram, in macchina, mentre passeggio al parco.
Le mie muse ispiratrici preferite? La mia cagnetta e il mare. Quando scrivo,
ascolto sempre Renato Zero, Mozart, Freddy Mercury o Bach.
Mi piace anche tanto disegnare a matita grassa o tempera piatta, fare
puzzle, andare a teatro e dedicarmi all’astrologia.
Il sogno della mia vita? Andare a vivere sulla spiaggia in una graziosa
casetta in Nuova Zelanda e fare il lavoro che ho sempre sognato: la grafica.
E magari pubblicare un romanzo… |